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OBESITA’  ED  ESERCIZIO  FISICO

La composizione corporea è un elemento  chiave per il profilo individuale della salute e del fitness fisico, un soggetto infatti può presentare un eccesso  di massa grassa anche se non appare in sovrappeso e questo può essere causato da una mancanza di attività fisica. La media relativa del grasso corporeo è dal 12% fino al 15% nei giovani studenti e dal 22% al 25% nelle donne  della stessa età. Utilizzando questi valori come riferimento, la percentuale standard per l’eccesso del grasso corporeo é del 25% per gli uomini e del 30% per le donne. Per un peso forma ideale gli esperti consigliano che i livelli di grasso corporeo siano rispettivamente per gli uomini e per le  donne variabili  dal 12 al 15% e dal 16 al 25%.



Il grasso corporeo tende comunque all’incremento con lìavanzare dell’età e questa condizione, denominata "obesità strisciante", è prodotta da un incremento graduale della massa grassa dovuto al declino dei livelli di attività fisica, alla diminuzione del tasso metabolico a riposo e della richiesta calorica del corpo.

Un po’ di grasso è comunque indispensabile al nostro organismo poichè è utile per l’isolamento corporeo nella conservazione del calore ed è considerato "carburante metabolico" per la produzione di energia (ATP); ha inoltre la funzione di “imbottitura”, di protezione. I livelli di grasso minimo sono stimati essere il 5% negli uomini e del 15% nelle donne. Molti individui possiedono scorte più che sufficienti immagazzinate nell’organismo, superiori cioè ai valori reali. Purtroppo, l’eccesso di grasso porta all’obesità e a gravi conseguenze sulla salute del soggetto.
L’obesità è la condizione in cui nell’organismo la percentuale di tessuto adiposo è in eccesso.

Il 65% del tessuto adiposo è costituito da triacilgliceroli che rappresentano la forma di deposito di energia a più alta concentrazione e a più pronta disponibilità; gli adipociti sono specializzati sia nella sintesi sia nella degradazione di questi ultimi.

La valutazione dell’eccedenza di peso va eseguita facendo riferimento al peso ideale (P.I.). Tale peso viene definito come peso desiderabile da un soggetto, in rapporto alla propria altezza, alla struttura ossea  e alla  composizione corporea.


In base alla valutazione si definisce:

-  sovrappeso l’eccedenza ponderale compresa tra  il 10 e il 20% del peso ideale.

- obesità l’eccedenza ponderale oltre il 20%  del peso ideale.

Inoltre l’obesità può essere classificata come:

- lieve, con l’eccedenza ponderale del 20-40%

- media: con l’eccedenza ponderale del 41 - 99%

- grave: con l’eccedenza ponderale superiore al 100% del peso ideale.

L’obesità può essere di tipo iperplastico e ipertrofico.

Il numero totale delle cellule adipose che un individuo possiede in età adulta è determinato durante gli anni della crescita. Questo numero aumenta rapidamente durante il primo anno di vita
e successivamente, ancora durante la pubertà;  rimane poi relativamente invariato durante l’età adulta, pertanto il potenziale di obesità di un individuo, in termini di numero di cellule adipose, è stabilito durante l’ultima fase dell’adolescenza. L’obesità iperplastica è caratterizzata da un sovrannumero di cellule  adipose. Un individuo di peso normale possiede da 25 a 30 miliardi di cellule grasse; mentre un individuo obeso può averne da 42 a 106 miliardi. Nell’obesità ipertrofica il volume degli adipociti è all’incirca raddoppiato rispetto al soggetto normale, in media oltre il 40% al di sopra rispetto ad una persona normale.

La dieta e l’esercizio fisico risultano essere efficaci nella riduzione del volume ma non del numero di cellule grasse.

Dal punto di vista morfologico, per quanto riguarda i casi di obesità diffusa essenziale, si distinguono due aspetti particolari l’obesità androide e  l’obesità ginoide.

L’obesità androide,  più frequente ma non esclusiva nel sesso maschile, è caratterizzata dalla distribuzione del grasso più diffusa al tronco, alla radice degli arti, alla nuca e  al collo.

L’obesità ginoide, parimenti più frequente ma non esclusiva nel sesso femminile, è accompagnata da pallore cutaneo, adipe flaccido di preferenza distribuito al cingolo pelvico ed alla coscia. E’ dimostrato che gli ormoni steroidi hanno effetti diversi sul tessuto adiposo nei due sessi. Il testosterone riduce notevolmente il numero degli adipociti; gli  estrogeni inducono, invece, un aumento del numero e del volume degli adipociti nella stessa parte del corpo mente il cortisolo  fa aumentare il volume degli adipociti nelle parti alte del corpo.

Da un punto di vista eziologico l’obesità più frequente è quella Primitiva o Essenziale, causata da un alto apporto energetico (iperfagia), da un basso dispendio energetico o da ambedue le cause. Le obesità  diffuse secondarie ( associate cioè a patologie endocrine o no) sono essenzialmente rappresentate da quelle che accompagnano la sindrome di Cushing, l’ipotiroidismo ed alcuni quadri di ipogonadismo.

Per quanto riguarda la componente psicogena sono state distinte due forme di obesità; Obesità Reattiva e  Obesità di sviluppo. La prima si riscontra specialmente nell’adulto come risposta ad un trauma emotivo che porta il soggetto ad una reazione compensatoria iperfagica. La seconda è in stretto rapporto con vicende emozionali e relazionali dell’età evolutiva e si associa ad iperfagia e bulimia.

L’obesità non solo accorcia la vita media dell’uomo, ma rappresenta un fattore di rischio importante per lo sviluppo di molte patologie  vascolari (ipertensione, ischemia miocardica, insufficienza cardiaca), respiratorie, dismetaboliche (diabete e gotta), articolari (artrosi) e tumorali. E’ più diffusa nei paesi a più elevato tenore economico; il 40-50% della popolazione degli Stati Uniti e il 36% della popolazione della Gran Bretagna è obesa.

La causa del sovrappeso e dell’obesità è uno sbilanciamento energetico del corpo: i bisogni energetici sono misurati in  chilocalorie (Kcal). Il tasso metabolico di base (BMR) è la misura della quantità di energia in chilocalorie necessaria per mantenere le funzioni basali e vitali, varia con l’età, con il sesso,con la  taglia e la composizione corporea ed è regolato dagli ormoni. Per valutare il BMR, l’individuo deve rimanere a riposo, in stato di digiuno, in un ambiente controllato; il dispendio energetico  basale o durante un’attività fisica può essere determinato utilizzando un calorimetro indiretto, calcolando cioè il dispendio energetico del corpo a seconda del proprio utilizzo di ossigeno. La quantità di dispendio energetico può aumentare di oltre 10 volte, al di sopra del livello di riposo, durante un’attività fisica.

Vi è un bilanciamento energetico quando l’apporto calorico equivale al dispendio  calorico. Diete  sbilanciate, sovralimentazione, scompensi ormonali ed inattività fisica possono creare un bilanciamento energetico positivo, il quale porta ad un eccessivo acquisto di peso, anticamera dell’obesità. Studi recenti su gemelli e bambini adottati hanno stabilito con certezza che i fattori genetici sono determinati dall’obesità. L’influenza dell’ereditarietà aiuta a comprendere perché alcune persone sono in sovrappeso e hanno difficoltà a perdere peso; tuttavia una percentuale di persone obese sono riuscite a ridurre il peso ed a mantenere il peso raggiunto nonostante  l’influenza genetica, per cui entrano in gioco anche le influenze ambientali.

I fattori sociali sono requisiti importanti dell’obesità, specialmente fra le donne. Nelle società occidentali l’obesità è molto più diffusa tra le donne di basso ceto sociale che non tra quelle delle classi sociali più elevate. Nelle società in via  di sviluppo, vi è una forte relazione diretta tra classe sociale e obesità, tra uomini, donne e bambini, probabilmente legata alla disponibilità del cibo. Altri fattori sociali, per esempio l’etnia e la religione, sono anch’essi strettamente correlati all’obesità, ma non sono ancora stati studiati in maniera approfondita.

Nell’eziologia dell’obesità, già in passato si dava grande importanza ai fattori psicologici ed in effetti molte persone obese usano il cibo come meccanismo di difesa. I mangiatori impulsivi, mangiano per nascondere i propri sentimenti di insicurezza, di ansia, depressione, solitudine, stress e tensione, piuttosto che per fame. In questo caso l’individuo deve prendere coscienza dei disturbi sul suo  comportamento alimentare. Le tecniche di comportamento possono essere applicate per cambiare lo stile di vita. La battaglia per il controllo del peso corporeo e l’obesità può essere vinta cercando di capire perché ci si alimenta, monitorando attentamente l’apporto alimentare ed introducendo l’attività fisica nel proprio stile di vita. Il metodo di vita attivo può essere raggiunto tramite:

- esercizio aerobico quotidiano ( camminare, correre, andare in bicicletta...)

- aumento della partecipazione ad attività ricreazionali come il tennis, la danza, ecc.

- incremento dell’attività fisica nella routine quotidiana a casa e sul lavoro, usare più le scale e meno l’automobile, dedicarsi ai lavori domestici e al giardinaggio.

Tuttavia tali disturbi sono presenti anche tra le persone non obese; e attualmente i disturbi emotivi presenti nelle persone obese sono visti più come conseguenza del pregiudizio e della discriminazione cui esse sono soggette che non come causa della loro obesità. In un  piccolo numero di casi manifestazioni psicosomatiche possono tuttavia essere associate all’obesità, specialmente nel caso di giovani donne obese di classe socio-economica media o alta che sono state obese fin dall’infanzia. La loro psicopatologia può presentarsi come denigrazione dell’immagine corporea, una condizione in cui le persone hanno la sensazione che il loro corpo sia grottesco e detestabile e che gli altri le guardino con ostilità e disprezzo. Tutto sfocia in un autodisprezzo e in menomazione della funzione sociale. Possono contribuire all’obesità di alcune persone due forme patologiche di iperalimentazione apparente precipitate da stress e da disturbi dell’emotività: la Bulimia e la Sindrome da alimentazione notturna.

 
 
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