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Soprattutto nota al grande pubblico come presunto antidoto alla sterilità, la vitamina E ha in realtà un ruolo insostituibile come "spazzino" della cellula. In sua carenza ad esempio, gli acidi grassi polinsaturi vanno incontro all'autossidazione, con formazione di quei radicali liberi oggi tanto esaminati come "fattori di invecchiamento". Impareggiabile strumento per evitare la formazione di queste scorie tossiche, la vitamina E, in questo senso, aiuta a mantenerci giovani.
L'esistenza del fattore vitaminico E fu prevista nel 1920 da Matthil e Conklin, che avevano osservato come dalle ratte gravide, nutrite col latte di mucca addizionato di lievito e di ferro non portavano a termine la gestazione.
Questa prima osservazione fu confermata qualche anno dopo da Evans e Bishop con la dimostrazione che anche la lattuga e l'olio di germe di grano contengono un fattore, la cui carenza causava le stesse anomalie della produzione, già rilevate da Matthil. A questo fattore vitaminico fu imposto il nome di vitamina E. L'isolamento della vitamina E si ebbe nel 1936 ad opera di Evans che la estrasse dall'olio di germe di grano. Da un punto di vista chimico l'azione vitaminica E si correla a delle sostanze tra loro affini sul piano della struttura: gli a-
La vitamina E si presenta come un liquido viscoso di colore paglierino, solubile nei grassi e negli oli; è molto resistente al calore: sopporta il riscaldamento per 2 ore a 155°C senza perdere la sua attività. L'ossidazione dell'aria l'attacca con grande lentezza, però l'irrancidimento dei grassi la distrugge rapidamente.
È resistente alla luce, ma l'irradiazione prolungata con raggi ultravioletti la decompone. Le forme b-
Tra i componenti della numerosa famiglia vitaminica, la vitamina E è quella che presenta un enorme numero di possibilità applicative.
Aiuta le gravidanze difficili
La vitamina E è soprattutto nota al grande pubblico per la sua favorevole influenza sul decorso della gestazione, argomento che anche tra gli specialisti ha alimentato per anni inconcludenti diatribe.
Per la verità, le nostre conoscenze sulle relazioni tra vitamina E e fecondità si appoggiano esclusivamente su osservazioni sperimentali in animali da laboratorio (ratti, topi, conigli, cavie, scimmie, ecc.), e non è ancora stato possibile giudicare se i risultati sperimentali si possano applicare anche all'uomo.
Sta di fatto che negli animali la deficienza di vitamina E determina, sia nei maschi sia nelle femmine, sterilità. Nelle femmine la sterilità dipende non da alterazioni della struttura anatomica dell'ovaio, ma dal mancato sviluppo dei feti i quali, a seconda della gravità e della durata dell'avitaminosi, dopo la morte dell'utero vengono riassorbiti o espulsi con aborto, mentre nei maschi compaiono lesioni dei testicoli (atrofia) con gravi alterazioni delle cellule germinali e azoospermia.
Nelle femmine questa sterilità può venire rimossa mediante la vitamina E anche dopo molto tempo dalla sua instaurazione, mentre nei maschi la sterilità non subisce una favorevole influenza della vitamina. Non si conosce il meccanismo d'azione di questa vitamina nel combattere la sterilità maschile e femminile. Forse la vitamina stimola l'ipofisi alla produzione degli ormoni gonadotropi.
Nonostante non sia stato dimostrato con certezza un effetto antisterilità della vitamina E nell'uomo, essa viene prescritta, e secondo alcuni con successo, per combattere la predisposizione agli aborti, alle nascite premature e alla sterilità primitiva.
Una protezione
contro l'ossigeno
Nell'organismo umano la vitamina E ha un potente effetto antiossidante, con cui protegge numerose sostanze nobili, specialmente appartenenti alla classe dei grassi, dall'aggressione dell'ossigeno tessutale.
Da questo punto di vista è probabile che il ruolo predominante della vitamina E sia quello di conservare integre (stabilizzare) le membrane delle cellule, la cui composizione è prevalentemente lipidica (fosfo-
Evidentemente, la condizione delle membrane, che filtrano tutti i composti in uscita e in entrata dalla cellula, gioca una funzione di grande rilievo nel mantenimento della salute di questo microscopico, ma attivissimo laboratorio chimico.
Sembra che l'ossigeno si leghi alla componente lipidica delle membrane (ossidazione ossidazione) per dare luogo alla formazione di sostanze tossiche, i lipoperossidi, che modificano profondamente le caratteristiche delle membrane. Ebbene, la vitamina E ha la facoltà di inserirsi tra le molecole lipidiche che formano la struttura della parete cellulare per opporsi alla formazione dei lipoperossidi e proteggere i grassi dell'ossidazione.
Sempre per le loro proprietà antiossidanti, i tocoferoli esercitano un'azione di risparmio sulla vitamina A, particolarmente sensibile alla demolizione ossidativa, sulla vitamina C, e sugli acidi grassi polinsaturi dei quali rende stabili i legami, impedendo che reagiscano con l'ossigeno e permettendo loro di restare attivi. In carenza di vitamina E, ad esempio, gli acidi grassi polinsaturi vanno incontro a processi di autossidazione con formazione di radicali liberi.
Questi sono sostanze molto reattive, tossiche e capaci di disorganizzare la struttura della parete e l'equilibrio metabolico interno (citoplasmatico) delle cellule fino a provocarne la distruzione e la morte.
Ostacolando la formazione dei composti tossici, la vitamina E si comporta come uno "spazzino" della cellula.
Se si tiene conto che i radicali liberi sono oggi considerati "fattori di invecchiamento", ne segue che la vitamina E può essere un impareggiabile strumento per evitare la formazione di queste scorie tossiche e, dunque, per mantenerci giovani.
selenio vitamina E
Come ciò avvenga non è noto. Alcuni ritengono che l'effetto sinergico tra vitamina E e selenio si realizzi secondo questo schema:
la vitamina E rappresenterebbe il primo fattore protettivo contro i fenomeni degradativi a carico degli acidi grassi polinsaturi, ma qualora si formassero composti tossici, interverrebbe a distruggerli l'enzima glutationeperossidasi, di cui il selenio è un componente essenziale. Questa azione di ping-
i tocoferoli riducono il fabbisogno di selenio e questo diminuisce la richiesta di vitamina E.
Protezione
nei confronti
delle sostanze
tossiche
È stato osservato che la vitamina E assicura una protezione nei riguardi di numerosi agenti tossici provenienti dall'ambiente che ci circonda.
In particolare, questa vitamina sembra in grado di neutralizzare le sostanze mutagene presenti nell'intestino, quelle, cioè, che possono alterare la struttura dei cromosomi e sono, per alcuni, associati a un elevato rischio di cancro del colon.
muscolare
Nell'uomo, pare che la sola alterazione riscontrabile in carenza di vitamina E sia la distrofia muscolare, consistente in una degenerazione prima grassa e poi fibrosa dei muscoli. In realtà la vitamina E è necessaria ad ogni cellula del corpo, di cui previene la distruzione da condizioni eccessivamente ossidanti. Sappiamo inoltre che rafforza le connessioni che si stabiliscono fra le cellule e stimola il flusso di sangue attraverso i sottili capillari che le alimentano.
Resta da sottolineare un suo ruolo nel favorire la sintesi dei globuli rossi, nel prolungare la vita dei globuli rossi (nel circolo, per le sue spiccate capacità antiossidanti, protegge i grassi delle loro pareti dalle per ossidazioni rinforzandole), nell'ostacolare l'aggregazione delle piastrine, impedendo la formazione di trombi o coaguli, nel rinforzare le membrane dei capillari riducendone la fragilità, nella prevenzione dei danni del fegato, nella conservazione di una pelle delicata e fresca. Ma su questa vitamina c'è ancora molto da studiare e l'opinione di importanti studiosi è che debba esserci, per questa sostanza, qualche importantissima applicazione che non siamo ancora in grado di scoprire. Le ricerche dei prossimi anni scioglieranno, forse, questo interrogativo per mostrarci il vero "volto" di questa vitamina, ancora in larga parte sconosciuta.
Fabbisogno
quotidiano
Il fabbisogno giornaliero è di 10 mg nell'uomo adulto e di 8 mg nella donna; un supplemento è richiesto in gravidanza (+1) e durante l'allattamento (+3). Se la dieta corrente è ricca di acidi grassi polinsaturi si deve realizzare una integrazione di vitamina E: 1 mg per 0,6 g di acidi grassi polinsaturi. Stati carenziali nell'uomo sono difficili, sia per l'ubiquità di questa vitamina, sia in ragione della considerevole riserva tessutale e quindi del lungo periodo di tempo necessario per provocare un impoverimento delle scorte. La carenza di vitamina E si può riscontrare naturalmente in un'alta percentuale delle persone che, per varie ragioni, non sono in grado di assorbire i grassi della dieta. Infatti, in presenza di alcune malattie caratterizzate da maldigestione o malassorbimento (morbo celiaco, fibrosi cistica) si verificano stati carenziali che sembrano dare luogo a disturbi neurologici; questi, fortunatamente, si possono prevenire con supplementi di a-
La vitamina E è largamente rappresentata in natura, in particolare negli alimenti vegetali e negli oli. I prodotti più ricchi di tocofenoli sono i germi del seme di diversi cereali (frumento, mais, orzo, avena, riso) e gli oli che da essi si ricavano; la vitamina E abbonda particolarmente nell'olio di germe di grano (Tab.l). La contengono anche l'olio di palma, di cotone, di oliva, di soia, le noci, le arachidi e le mandorle nonché molte piante e foglie verdi (erba medica, lattuga, ecc.). C'è il pericolo, tutt'altro che remoto, che anche negli oli questa vitamina finisca distrutta nei lunghi processi di lavorazione, a meno che l'olio non venga ottenuto per spremitura a freddo. Questo trattamento non disperde i tocoferoli e gli oli si mantengono come un'ottima fonte vitaminica. Tra gli alimenti animali si ritrova nel latte, nel burro e nel tuorlo d'uovo. Data la grande diffusione della vitamina E nei cibi, ben di rado dovrebbe potersi verificare una carenza da insufficiente introduzione di essa; è però possibile sia un imperfetto assorbimento (la vitamina E liposolubile si assorbe, come i grassi in genere, solo a condizione che ci sia nell'intestino della bile), sia l'esagerato consumo (gravidanza, malattie, ecc.). Un'influenza sfavorevole sulla vitamina viene esercitata dai grassi e dagli oli rancidi: un lieve irrancidimento è sufficiente a determinante la completa distruzione dei tocoferoli.